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10 gennaio 2020
In questo mio primo articolo voglio parlarvi di un tema a ma molto caro l'Arte del riuso di Graziano Rey
Ogni materiale racconta una storia e cela tra le sue righe un percorso di vita, un filo conduttore che ci ricorda un periodo della nostra vita, del nostro fare quotidiano. Quando viene dismesso, finisce accatastato nelle cantine, nei solai o peggio ancora abbandonato nelle discariche.
Di qui nasce l’idea di utilizzare supporti in ceramica, tegole, scatole e altri materiali abbandonati che ridipinti e restaurati possano così raccontare, senza nulla nascondere, sia la storia degli oggetti, sia l’impronta creativa dell’artista.
L’artista in questo caso raccoglie l’eredità dell’oggetto e lo lavora, lo sovrappone, lo scompone e ricrea una nuova dimensione, ridando vita ad un oggetto altrimenti destinato all’obsolescenza e all’abbandono.
Questo stimolo risente molto dell’influenza – ancora in parte presente dell’attuale sistema dell’arte – della filosofia di Marcel Duchamp, secondo la quale ogni oggetto può essere arte. L’artista non è un replicante, un accademico disegnatore, un copista o un bravo artigiano, è un creatore di emozioni.
In alcuni casi l’arte diventa provocazione, come nel caso di Piero Manzoni che realizza le scatolette di aria d’artista o di altri che con tagli e detessiture hanno fatto vivere lo spazio dietro la tela (Fontana, Emblema) oppure, diversamente, hanno osato decomporre oggetti di uso quotidiano (Arman).
È così che a partire da queste premesse ha avuto inizio da Torre Pellice nel 2017 e per opera di Graziano Rey un progetto che ci ha portato ad avvicinarci sempre di più alla politica del recupero dei materiali.
Graziano ha realizzato in questi anni una serie di lavori legati all’arte del recupero e a partire dai quali seguirà al più presto una mostra dedicata al “Riuso”. recuperando lamiere, mattonelle, copri water, stracci, fili di ferro, tegole e altro Graziano ha assemblato questi lavori, portandoli a nuova vita con l’intento di regalare al pubblico le emozioni che io ho provato nella loro realizzazione. Graziano Rey
da : http//: www.grazianorey.it 


Novembre 2020
Da un intervista dello scrittore Francesco Rodolfo Russo da il giornale "Autonomia scolastica"

D: Riflettendo su una società condannata a produrre all’infinito, il recupero dello scarto, per farlo assurgere
a opera d’arte, può invogliare i giovani ad avere cura diversa degli oggetti?
R: Sicuramente le nuove generazioni sono più attente forse perché vivono in una società al limite e loro ne sono consapevoli, anche se spesso il loro modo di vivere non è conforme alle regole che si impongono, perché nati in un epoca di gran consumo (usa e getta). Quando io ero piccolo ricordo che ci si ingegnava, per esempio, per costruire una cerbottana recuperando un pezzo di tubo, delle mollette, non c’era ricchezza quindi con l’aiuto della fantasia si realizzava il gioco. Ora il futuro lo vedo molto difficile.!
D: In un mondo che brucia tutto a volte in qualche attimo, che cosa suggeriresti a un giovane che volesse
iniziare una delle carriere che tu hai intrapreso?
R: Di prendere tutto con passione gioia, divertimento, umiltà e voglia di comunicare, senza dimenticare che per raggiungere dei risultati ci vuole molta costanza e studio, ma di fondo se non c’è il talento a nulla serve. Quindi avere una buona dose di autocritica e delle buone amicizie.
D: Che cosa potrebbe fare la scuola per indirizzare meglio gli studenti dopo la maturità?
R: La scuola utilizza i meccanismi della didattica, ma l’esperienza te la fai sul campo, una volta ricevute le basi, devi proiettarti nel mondo avvicinandoti il più possibile ai temi del quotidiano. Seguendo il proprio talento creare gruppi che hanno interessi in comune e dedicare anche tempo alla pratica dell’attività.
D: Quanto sarebbe d’aiuto avvicinare le persone che hanno qualche disabilità con un progetto
interdisciplinare che comprendesse la musica, la recitazione, l’arte, educandoli anche al riuso dei
materiali di scarto?
R: Di fondo ogni forma di arte creativa, avvicina l’uomo, un esempio la musica è un linguaggio universale, l’arte figurativa è provato avere un importanza terapeutica, i diversamente abili, i pregiudizi razziali e le differenze sociali non sono compatibili con l’arte.
L’arte è un dono che ognuno di noi (non per questo famoso) possiede. Ci mette in contatto con una sfera emozionale, un mondo parallelo dove non esistono confini e differenze. Educhiamo i ragazzi al riuso dei materiali, perché gli oggetti passati hanno hanno una storia. Ridare vita agli oggetti e un po' come ridare a noi la memoria.



12 ottobre2021
Esprimiamo gratitudine e riconoscenza infinita a tutte le persone che ieri sera hanno mostrato viva e raffinata sensibilità, nell' aver presenziato all'inaugurazione espositiva delle opere dell'artista Graziano Rey.
Un caloroso grazie a Veronica e Alberto, titolari del locale "Cantina da Licia", che hanno accolto amici e conoscenti, creando squisite delizie accompagnate da ottimi vini.
Le parole di Graziano hanno introdotto e illustrato, con la classica tenerezza e simpatia che lo contraddistingue, alcune tappe fondamentali del suo percorso artistico, avvicinandoci con estrema semplicità alla comprensione delle sue opere.
" L' uso del colore è un sicuro mezzo per incidere un influsso continuo sull'anima : qui l'espressione artistica diventa magia liberata dalla mente di chi sa creare".
Omaggio a Graziano Rey.
Marialibera Amato
Gigi Mazzardo

14 ottobre 2021

Ancora un po'... su Graziano Rey
L' espressione informale è una concezione, potrei dire, quasi ribelle nel campo dell'arte, infatti " trascura la forma, l'asseconda", per intervenire direttamente nella materia con un segno espressivo potente, prodotto da un gesto simbolico intensamente spontaneo, istintivo e immediato. Ma tutto questo procedere non va inteso come una ricerca della "non forma".
Il gesto, nelle opere di Graziano Rey, diventa un istante creativo allo stato puro, quasi un momento di culto, perché questo rituale di pura gestualità, senza un’apparente forma,
è capace di generare visioni dalle forti emozioni.
L’ operare artistico qui diventa un dominante atto del dipingere, che va oltre al dipinto eseguito, dove è la materia a creare un divenire costante di nuove energie.
Non si tratta di attenersi a regole o modelli costituiti, perché gesto e materia vogliono condurci al “quid ed ora”, luogo in cui l'artista sa esprimersi nel modo più libero, spontaneo e impetuoso possibile.