In occasione del centenario dell'azienda San Bernardo presentazione del quadro "L'acqua è vita" in donazione e in esposizione nei locali aziendali

“In occasione del prestigioso secolo di vita di Acqua San Bernardo, l’incontro tra l’eredità industriale e la visione estetica più pura trova la sua celebrazione elettiva nell’opera dell’ artista Graziano Rey. La sua arte si manifesta in quello che definiamo astrattismo materico: un campo di forze vive, un ecosistema vibrante dove il detrito quotidiano vive un’originale trasfigurazione e il pigmento assurge a sostanza primigenia. L’opera, intitolata con icastica solennità “L’acqua è vita”, si rivela in una stratificazione materica di rara intensità, una riflessione profonda che va oltre la rappresentazione visiva per indagare il reale senso dell'essere. In questa composizione, l’artista torinese, la cui parabola creativa si è evoluta dalle suggestioni della Soffitta Macabra di Lorenzo Alessandri verso un’astrazione informale sempre più densa e spirituale, opera una sintesi mirabile tra l’elemento naturale e il residuo industriale. Egli trasforma lo scarto in memoria estetica, compiendo un’operazione di autentica sintesi alchemica. Rey recupera l’oggettualità defunzionalizzata: le lattine compresse, i frammenti vitrei che riverberano come gemme allo stato grezzo, i tappi che costellano la superficie come piccoli astri; il tutto immerso in una narrazione cromatica dominata da azzurri tersi e verdi clorofilliani. È un omaggio sublime all’estetica dell’objet trouvé, elevata qui a una dimensione metafisica: il materiale di scarto celebra la propria appartenenza a un ciclo vitale eterno, manifestando una straordinaria abilità nel trasfigurare una lattina o un frammento di vetro attraverso un’azione catartica che li spoglia della funzione utilitaristica. L'alluminio si fa strumento della composizione; il vetro diventa l’occhio luminoso della fonte. Il maestro artefice risveglia la materia, liberandone l'energia potenziale e rendendola partecipe dell'impulso generativo dell'acqua. L’opera vibra in un dualismo fecondo tra il dinamismo delle colature (dripping) e la staticità ieratica dei frantumi di cemento. Se le prime imitano il precipitare incessante della fonte, rappresentando il ritmo diastolico della natura che si offre all’uomo, i secondi incarnano la roccia, l’ossatura del mondo e la forza tenace della montagna che custodisce il segreto dell’acqua. Rey opera una stratificazione che è simultaneamente geologica e spirituale: l’acrilico si fonde con la densità del cemento, creando un paesaggio tridimensionale che invita al tatto e obbliga lo sguardo a farsi carezza. Le colature di acrilico azzurro e verde chiaro mimano il flusso ininterrotto della fonte, rendendo tangibile il Panta Rhei eracliteo: un divenire incessante che pure mantiene un’identità profonda, un’alchimia cromatica che evoca la limpidezza delle acque alpine. L’opera ci riconnette al pensiero presocratico e all’Arché di Talete, il quale individuava nell’acqua il principio unico da cui tutto ha origine e a cui tutto torna. Come suggerito da Pindaro, "l'acqua è la cosa migliore" (Ariston men hydor), e in questa tela essa diviene la sostanza originaria che permane nel mutare delle forme. L’uomo stesso, come organismo, è una creatura liminale: un’architettura di fluidi composta per oltre il settanta percento d'acqua che risuona con le maree e con le fonti. Esiste una consanguineità biologica tra la tela di Rey e lo spettatore; noi siamo quell’azzurro, siamo quella trasparenza catturata nel vetro. L'artista ci ricorda che proteggere la fonte significa preservare l’essenza stessa della nostra autocoscienza, poiché l’acqua è condizione intrinseca dell’esistenza, un flusso vitale che pulsa dentro di noi e ci connette all’ambiente circostante. L’ artista ha saputo distillare cento anni di storia in un’immagine che è presenza pura, testimonianza di un’imprenditoria che sa farsi custode del territorio. La bellezza, in questo contesto, è lo stupore della materia che si fa spirito, dove il cemento si fa roccia e i residui industriali diventano testimonianze di un consumo che si trasforma in creazione e rigenerazione. Consegnare quest'opera significa offrire un frammento di eternità, un monito visivo sulla sacralità dell'elemento liquido. "L’acqua è vita" è l’evidenza che emerge dalla profondità di una tela dove il tempo sembra essersi fermato per permetterci di ascoltare il rumore della sorgente. Come sottolineato dalla poetica dell’artista, l’arte abita in noi, costruendo spazi immaginativi che diventano reali per dare visibilità alla bellezza invisibile dell’infinito. È un saggio di materia e luce che ci invita a bere alla sorgente stessa della bellezza, celebrando la resistenza della materia e la fragilità preziosa del nostro elemento più vitale, attraverso un gesto segnico potente e una densità filosofica di rara e profonda risonanza etica.” 1926 2026 MARIALIBERA AMATO


  • Date:05/05/2026 16:29 - 06/05/2026 16:29
  • Location Garessio, CN, Italia (Map)
  • More Info:Stabilimento acqua SANBERNARDO